Insediatosi nella parrocchia all’inzio degli anni ’50 del ‘700, il novello prevosto di Calliano Piergiorgio Scamuzzi si erse da subito, grazie alla cultura umanistica ed alla preparazione teologica che gli erano proprie ( ce lo dimostra il limpido eloquio, a metà fra memoriale e narrazione, che pervade le pagine del suo Liber Chronicus ), al rango di coordinatore ed attuatore delle necessità spirituali e temporali della comunità affidatagli. E’ a buon diritto, perciò, che noi possiamo ascrivere alla sua presenza in Calliano, in concomitanza con un periodo relativamente pacifico per il Piemonte, il fondamentale evento maieutico per la nascita della storia musicale locale: l’impiantagione, ”ex novo “, di un organo nella chiesa parrocchiale SS. Nome di Maria quando correva l’ anno del signore 1753. Le motivazioni su cui si basò la decisione di erigere questo strumento musicale con annessa orchestra nella chiesa parrocchiale di Calliano (due opere, come avremo modo di verificare, dalla fattura alquanto onerosa), privi come siamo di testimonianze scritte a proposito, non sono più riconducibili con nettezza di contorni al nostro campo visivo. Privilegiando motivazione “scricto sensu” musicali, possiamo ipotizzare, insieme alla ottemperanza delle norme “organologiche” dettate nel 1749 da Benedetto XIV all’interno della costituzione “Annus qui”, oggettive difficoltà d’intonazione delle parti cantate della messa con susseguenti problemi di compostezza per il popolo ed il celebrante durante la liturgia o, con meno pignoleria, la comunitaria volontà di dotare il tempio principale del comune di un’opera fastosa che ne accrescesse il decoro. Inoltre la parrocchiale si presentava disadorna; all’interno era composta da un’unica navata centrale con altari laterali (uno per ciascuna delle tre confraternite locali) delimitati da antiestetiche cancellate, sprovvista sia di arredi sacri e dell’apparato figurativo che oggi l’addobba (i dipinti della Via Crucis risalgono al 1760 e all’esterno la pianta di facciata sarebbe stata portata termine solo nel 1767).

Viste le condizioni “non finite” dell’edificio si comprende meglio la volontà impellente di impiantarvi un organo di pregiata fattura. Inoltre dal momento che era anche sprovvista di strumenti a tasto, seguendo i criteri di un’equa contribuzione, proporzionale al numero dei sottoscrittori in forza a ciascuno degli enti spirituali in questione, l’allora prevosto e i Priori delle Compagnie religiose si accordarono per la costruzione dell’organo e della sua orchestra e per la ripartizione degli oneri susseguenti.

Senza indugi commissionarono la cassa e la parte fonica dello strumento al noto organaro napoletano, residente in asti da una quindicina di anni, Liborio Grisanti, gli intagli dell’orchestra all’altrettanto stimato scultore ligneo Francesco Bonzanigo, svizzero di Bellinzona, la fattura complessiva della bussola a Francesco Accattino di Vignale e lo “stucco de Modioni” allo stuccatore signor Baguti.

La spesa complessiva ammontò alla considerevole cifra di 1603 lire, 4 soldi e due denari.