In epoca romana, Calliano sorge alla confluenza di due strade importanti, la prima in direzione nord-sud che collegava Vercelli ad Asti, la seconda, la Via Marinca (o Marenca) che fungeva da scorciatoia per chi arrivava da Vercelli diretto al Marengo paludoso, collegando Calliano a Quattordio con un percorso proprio di 14 miglia.

In realtà, molto probabilmente, il nostro territorio prima dei Romani era già abitato dai Liguri, l’antica popolazione che, dal bacino del Mar Ligure, si era spinta fino alle zone a sud del Po.

A quell’epoca, probabilmente, il territorio di Calliano (San Desiderio incluso) era limitato da confini naturali che dovevano essere facilmente individuabili e permanenti nel tempo, quali ad ovest, verso Tonco, il rio Viazza che sfocia nel Versa in zona Sàngona, una zona rimasta paludosa fino all’inizio del secolo XX.
A sud-ovest, sud e sud-est verso Castell’Alfero e Portacomaro dal torrente Versa e dal rio Rotta; ad est verso Grana e Castagnole dal rio Gaminella, a nor-est verso il Cioccaro, dal torrente Grana.
Solo il lato nord verso Moncalvo e Penango resta non definito da corsi d’acqua per un tratto molto breve fra la zona di Valsesio e quella di Fiammenga.
Ad eccezione del lato sud, questi confini in gran parte formati da zone golenali paludose e non abitabili sono rimasti pressoché immutati.
Il lato sud invece subisce una consistente modifica dal diploma dell’Imperatore Enrico III di Franconia che nel 1041 porta da quattro a sette miglia i confini del districtus astigiano a favore del vescovo conte Pietro II. Calliano si trova ad otto miglia.
I nuovi confini pertanto invadono completamente l’ampia zona golenale formata dalla confluenza del Rotta e del Versa, zona così impervia da dare luogo per oltre quattro secoli a litigi fra lo stato di Asti e quello del Monferrato per la definizione delle rispettive pertinenze.
Il Codex Astensis testimonia la prima di queste controversie, quella del 1288.
Oltre trenta testimoni indicano i nuovi confini a sud.
Partendo dalla Sàngona si va al potum anchium (fonte di Pocciano), si sale per la via levata al Montafarengo, dove pochi anni dopo verrà costruito un convento di certosini dipendente dalla Certosa di Asti (attuale cascina di Montefarengo vecchia), si scende al mulino della Punlenta (fonte puteolente, oggi Pirenta) che fino a pochi anni prima era stato dell’ordine dei Templari, si sale verso il Poggio (attuale castello in rovina all’interno della tenuta Zonin) e si scende al grande fosso (una delle sorgenti del rio Rotta).
Su tutti gli altri lati, come già detto, i confini sono rimasti invariati fino ad oggi.