Vi proponiamo un viaggio virtuale alla scoperta questo piccolo paese arroccato in una collina del Monferrato per scoprirne la Storia e il suo Territorio.

Storia del Territorio

In epoca romana, Calliano sorge alla confluenza di due strade importanti, la prima in direzione nord-sud che collegava Vercelli ad Asti, la seconda, la Via Marinca (o Marenca) che fungeva da scorciatoia per chi arrivava da Vercelli diretto al Marengo paludoso, collegando Calliano a Quattordio con un percorso proprio di 14 miglia. In realtà, molto probabilmente, il nostro territorio prima dei Romani era già abitato dai Liguri, l’antica popolazione che, dal bacino del Mar Ligure, si era spinta fino alle zone a sud del Po. A quell’epoca,
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Storia di Calliano

calliano panoramaAntichissima è l'origine dell'insediamento abitativo di Calliano. II toponimo deriva dal gentilizio romano Callius (o, in forma non contratta, Catilius), seguito dal suffisso -anum, tipico degli insediamenti di età romana. In effetti, Calliano era uno dei tanti castra, cioè insediamenti fortificati eretti con finalità essenzialmente militari, ma collocato in una posizione tutt'altro che irrilevante, nel punto di incontro fra due strade di grande importanza commerciale, la via Marinca (o Marenca) che univa l'astigiana alle pianure dell'alessandrino innestandosi sulla via Fulvia e la strada che da Asti conduceva a Vardagate (l'attuale Terruggia). Un locus Caliani qui dicitur Mandaloni (probabilmente dal notabile Amandolone di origine longobarda più volte menzionato in atti di permuta di terreni) compare in numerosi documenti dei secc. IX-X.
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Calliano e l'Asino: un binomio dalle radici antiche

Calliano e l’asino: un rapporto consolidato dal tempo che forse indurrà al sorriso coloro che troppo facilmente indulgono ai luoghi comuni non propriamente benigni nei confronti di questo animale umile e generoso.
Più intelligente del bue, più resistente e docile del cavallo, l’asino nelle nostre terre, a differenza di altre regioni d’Italia, non è mai stato troppo diffuso.
Ma a Calliano il mite quadrupede ha potuto contare sempre su una certa popolarità, in primo luogo per le sue qualità culinarie.
Ma perché la carne d’asino ha trovato proprio qui cultori tanto entusiasti?
Gli anziani del luogo narrano che alla fine dell’800 il callianese Cesare De Maria (detto “’l Cegi ‘d Marulin”) ed il granese Giuseppe Galliano (detto “’l Pin dla Cavalina”) si trovassero in Toscana, precisamente nella zona del monte Amiata, per acquistare asini destinati ad alcuni allevatori di St. Jean de Maurienne in Savoia.
Durante il soggiorno toscano ebbero la possibilità di assaggiare la carne d’asino e, colpiti dalla bontà di quel piatto, la “esportarono” nella nostra zona.
La carne d’asino all’epoca era la meno costosa tra le carni “povere” (dette in callianese ssòca).
Iniziò così la tradizione degli agnolotti e dello stufato d’asino, piatti prelibati destinati allora ad allettare anche le mense meno ricche e, oggi, capaci di soddisfare tutti i palati, senza distinzione di età, censo o ideologia, come ben dimostrano le superaffollate sagre organizzate dalla locale Pro loco.

Tutto ebbe inizio nei primi del ‘900, quando Carolina Coggiola aprì in Calliano il ristorante “Leon d’Oro” chiamato da tutti “l’Aubergi d’la Carulina”.  image002La sua cucina era quella tipica del Monferrato ricca di tracce del passato. Il ristorante passò ad una delle figlie “la Durina”, si chiamò “del Ciuchet” e diventò famoso perché serviva la lasagna, ovvero l’agnolotto, fatto con lo stufato d’asino cotto oltre otto ore e poi tritato; il tutto condito in abbondante bagna (ovvero il sugo) derivante dalla lunga e paziente cottura.

Da allora gli agnolotti sono diventati così la specialità gastronomica indiscussa di Calliano.  Piccoli, quadrati, frastagliati, irregolari, dalla sfoglia sottile si differenziano da tutti gli altri per il ripieno di carne d’asino. Il gusto ricco del ripieno ben si armonizza con la delicatezza della pasta e il delizioso sugo di cottura della carne con il quale sono conditi.

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